Ette, simero ce avri
...Finita l’università, durante il periodo del praticantato per l’esame d’avvocato, vidi un bando della Provincia, finanziato dalla legge 482/1999, per la tutela delle minoranze linguistiche. Era un bando che dava un’opportunità lavorativa, retribuita, a 50 giovani che conoscessero la lingua greca di Calabria detta “grecanico”.
Arrivai 25esima, non avevo titoli né pubblicazioni in merito, conoscevo solo un po’la lingua ed ero figlia di grecanici, probabilmente il titolo più alto. Affrontai l’esame preselettivo quasi per scherzo, motivata più dalla possibilità di un periodo di stage/lavoro che dalla reale problematica della tutela e conservazione della lingua e della cultura della mia gente.
Mi si aprì, invece, un mondo fino ad allora sconosciuto, ebbi da allora consapevolezza di me e del mio essere grecanico.
I Greci di Calabria sono una piccola minoranza linguistica (i parlanti oggi saranno più o meno 80 persone), è una minoranza talmente piccola che nonostante la legge 482/99 lo preveda non vi è ancora una legge attuativa a livello regionale che se ne occupi in maniera specifica. A differenza dell’albanese (Cosenza) che si insegna perfino all’Università, la lingua greca di Calabria non è prevista nemmeno come insegnamento obbligatorio nelle scuole dei paesi della c.d. “area grecanica”, questo perché noi non abbiamo un territorio, siamo una minoranza senza territorio...
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