Era il 1997:
Un ricordo europeo
Era il 1997: si avvicinavano le vacanze estive e si doveva decidere come impiegarle al meglio. La scelta cadde sul “cammino di Santiago”, da Roncisvalle alla Cattedrale, il cosiddetto “camino francès”, che avremmo percorso, che avremmo percorso in parte in macchina, in parte in ciclo, (quello di mio marito) in parte a piedi.
Partimmo, dunque, per la Francia, facemmo tappa a Carcassonne, Lourdes e finalmente arrivammo al passo di Roncisvalle.
Qui incontrammo già diversi “pellegrini”. I più “visibili” erano i ragazzi zaino in spalla e scarponi da trekking, ancora riposati ed entusiasti dell’impresa che li aspettava. Si ebbe subito il senso del “viaggio” che si svelava dell’andare in compagnia di tanti altri “moderni pellegrini”. Entrammo completamente nell’atmosfera del percorso a PUENTE della REINA, il paese che univa tutti i percorsi per Santiago, il vero ingresso degli antichi pellegrini medioevali al “CAMINO”, così battuto che avevano dovuto costruire un ponte per superare il fiume.
Una conchiglia e una zucca per borraccia erano il simbolo del pellegrino, di cui avremmo trovato molte immagini e monumenti lungo il CAMINO Da Puerte della Reina si diparte un lungo sentiero pedonale che attraversa tutta la Spagna fino a Santiago. I pellegrini facevano tappa prima di affrontare la grande pianura che si stendeva davanti a loro.
Abbiamo incrociato diverse volte questo sentiero, ripristinato a spese della comunità europea, lungo più di 800 chilometri e sempre ci siamo sentiti “in cammino” con le persone che lo percorrevano a piedi, sotto il sole; giunte da ogni parte d’Europa per rifare questa “antica esperienza”. Su quel sentiero (il “cammino di Santiago”), più che mai mi sono sentita europea, “in cammino” con altri europei ed orgogliosa di un progetto comune realizzato.
Ripercorrevo con gli altri, in modo pacifico, un percorso tracciato nel medioevo per “fini buoni” e avevo quasi mille anni di storia alle spalle e intorno a me.
È stata una sensazione entusiasmante: per una volta non pensavo alle barbarie e alle guerre, che pure gli europei hanno vissuto e portato in tutto il mondo con la colonizzazione, ma percorrevo un tracciato di pace e di spiritualità, che aveva unito allora i pellegrini e unisce oggi chi affronta le stesse fatiche. C’è una foto che mi ricorda questo momento: sono abbracciata al cartello azzurro del CAMINO col simbolo stilizzato della conchiglia e il cerchio rotondo della Comunità europea.
In mezzo c’è la scritta “Itinerario cultural europeo” la sintesi del significato di questo “cammino” è molto efficace. Lungo il percorso si incontrano città importanti, come Leon e Burgos, ma anche paesini sperduti nel nulla, come CASTROHERIZ, che ancora porto nel cuore e dove si svolgeva allora la XVIII fiera dell’aglio. Si incontrano arte e storia, chiese medievali incredibili, come quelle di FROMISTA e SAHAGUN, il castello del vescovo di ASTORGA o il castello diroccato di PONFERRADA, tutti ristrutturati con i finanziamenti della Comunità europea.
Ovunque, lungo il cammino, si incontrano ostelli o piccoli ritrovi e nell’ultimo paese prima di Santiago, che si chiama PORTOMARIN, i pellegrini appiedati, che non trovano un albergo disponibile, perché ormai sono tanti, vengono ospitati in una grande palestra, dove possono dormire anche per terra col loro sacco a pelo. Li ho visti sulla porta ad aspettare la notte, tanti, soprattutto giovani, che di giorno erano arrivati con i piedi martoriati, pieni di cerotti, soprattutto ai calcagni.
Qualcuno, ricordo una ragazza in particolare, credo francese, era talmente stanca, che girava con gli scarponi slacciati e il calcagno che toccava il bordo, ancora sanguinante, quasi segno distintivo della fatica affrontata per arrivare fin lì. Guardavo incredula questa folla pacifica e ordinata che alla sera si sedeva nei locali comunicando in tutte le lingue europee. Al vederli ho provato un entusiasmante senso di appartenenza e di essere tutti in cammino per la stessa meta.
Il giorno dopo ho rivisto molti di quei volti per le strade di Santiago, dove regnava l’euforia dell’”avercela fatta”, di essere arrivati al traguardo e di festeggiare con gli altri in piazza, la sera, la meraviglia di una Cattedrale che affonda le sue radici nella storia più antica dell’Europa.
Edda
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