Una storia di grande dolore e di grande amore
Mary vive in un villaggio dello Sri Lanka vicino a Colombo City. Mary ha sedici anni e domani si sposa. E’ felice dello sposo che hanno scelto i suoi genitori ma piange perché dovrà lasciare la sua famiglia e non sa quando e se suo marito le darà il permesso di rivederla. Piange abbracciando i suoi animali, la mucca, Laksmi, che solo da lei si fa mungere e toccare, la vitellina, il cane e il gatto che dorme abbracciato al cane e che succhia il suo latte. Si allontana dalla sua casa e la vitellina la segue trottando. Mary piange e va via.
A brief passage of the story for the readers
UNA STORIA DI GRANDE DOLORE E DI GRANDE AMORE
Mary vive in un villaggio dello Sri Lanka vicino a Colombo City. Mary ha sedici anni e domani si sposa. E’ felice dello sposo che hanno scelto i suoi genitori ma piange perché dovrà lasciare la sua famiglia e non sa quando e se suo marito le darà il permesso di rivederla.
Piange abbracciando i suoi animali, la mucca, Laksmi, che solo da lei si fa mungere e toccare, la vitellina, il cane e il gatto che dorme abbracciato al cane e che succhia il suo latte. Si allontana dalla sua casa e la vitellina la segue trottando. Mary piange e va via.
La vitellina non si attacca più alle mammelle, la mucca non ha più latte. Papà manda la vitellina a casa di Mary perché suo marito ha una grande stalla con tante mucche che potranno allattarla.
La mamma mucca piange, le scendono le lacrime dai grandi occhi quando le portano via la vitellina e allora mandano anche lei da Mary.
Mary ha tre bambini e lavora in casa. Il marito si occupa di tutto, lavora in un ceck-point e controlla che i cingalesi non trasportino armi nei loro camion, perché da quaranta anni c’è la guerra tra Tamil e Cingalesi. Il marito di Mary è Tamil.
Un giorno ferma un camion di cingalesi pieno di armi e non li fa passare. Dal giorno prima la mucca si lamenta, piange e non si fa toccare, non ha più latte.
Dopo qualche giorno arrivano a casa delle persone, hanno un libro in mano, dentro c’è nascosta una pistola. Il marito di Mary taglia erba fresca per la sua mucca, è preoccupato perché non sta bene.
Nel giardino ci sono le tombe dei genitori, lui è lì vicino, con un falcetto e un ciuffo d’erba nelle mani. Cade per terra con un colpo in fronte, tra il padre e la madre.
Dopo otto mesi la mucca morirà.
Mary prende in braccio i figli e si avvia lungo la ferrovia, vuole morire con loro sotto il treno. Un vecchio dal villaggio la vede avviarsi lungo la strada che porta ai binari e capisce. Grida alla gente di fermarla, tute le persone del villaggio corrono dietro a lei e la fermano.
Il vecchio la prende a schiaffi e le dice “non farlo mai più, non hai diritto a toglierti la vita. I tuoi figli sono angeli e tu non puoi ucciderli. Se ogni persona che perde un familiare dovesse uccidersi il mondo sarebbe deserto e non è così. Anche se avrò solo un pezzo di pane ti aiuterò e lo dividerò con te”.
Mary diventa pazza, gira per la casa con un coltello e vuole uccidere i figli. Raccoglie paglia, la mette davanti alla foto del marito e brucia la paglia, nessuno si può avvicinare. La bambina piccola corre verso la porta e grida “Daddy, daddy!”. E’ lo spirito del padre che li vuole. Portano Mary in ospedale ma dopo un mese scappa e per tre anni scompare. I figli sono in orfanotrofio.
Vanja è la sorella più piccola di Mary, la cerca dappertutto e dopo tre anni la trova alla stazione come una barbona, vestita di stracci, che chiede l’elemosina. Tanti uomini l’hanno violentata. Vanja la porta in albergo, la lava, le taglia i capelli, le mette vestiti nuovi, l’accarezza e la porta nella sua casa.
Chiama un musulmano guaritore. Dalle sette della sera fino alle sette della mattina recita un mantra. La casa è piena di gente e la mattina portano in processione una statua di Mary, vestita con un sahari di seta, e l’abbandonano alla corrente, perché la vecchia Mary è morta, è andata da suo marito.
La casa deve essere abbandonata perché lo spirito del marito vuole la moglie e i figli. La sua fotografia è chiusa dentro, pezzi di ferro sigillano la casa.
Mary guarisce ma i figli le sono tolti. Un fratello maggiore e sua moglie prendono la patria potestà. La moglie del fratello prende i figli dall’orfanatrofio a casa sua ma ruba la casa di mary e la sua terra. Non vogliono che la madre veda i suoi figli perché temono che li porti via e che riprenda i suoi averi.
Vanja porta la sorella Mary in Italia, a Roma. Sua figlia, Violetta, le raggiunge, l’altra figlia è sposata. Il figlio di sedici anni è stato ucciso dai compagni di scuola, l’hanno annegato nel fiume perché invidiosi della sua intelligenza e bontà.
Vamja mi ha raccontato questa storia.
Sono volontaria in carcere. Vanja l’ho conosciuta a Rebibbia nel settembre 2008, è uscita dopo tre anni e mezzo, assolta perché innocente, accusata dell’omicidio della sorella e della nipote, forse uccise a Roma da un malavitoso del suo paese.
Vanja non ha più la casa, non ha più il lavoro, non ha più il permesso di soggiorno, non ha più la famiglia. Il marito è in Svizzera e le impedisce di parlare con i suoi tre figli. Ha un figlio adottivo in Sri Lanka nascosto in un villaggio e alcuni parenti in territori di guerra. Ha perso sedici familiari per lo tsunami nel 2004, tra i quali il padre e la madre. Il mese scorso ad aprile 2009 ha perso dodici familiari, la sorella della madre e i cugini. A due ragazzi suoi nipoti hanno amputato una gamba. Nello Sri Lanka sono mesi che bombardano, scuole, ospedali, c’è una guerra civile atroce, genocidi di massa, violenze, uccisioni di migliaia di civili, bambini, ma nessuno nel mondo vuole sapere e fare niente.
Adesso vive con la mia famiglia e cerca di ricostruire la sua vita. La nostra casa è diventata un ristorante, Vanja fa cucina araba e indiana è un ottima cuoca e abbiamo trovato un modo di farla guadagnare, organizzando cene tra amici e amici di amici.
La sua cultura antica, la saggezza, la forza e la bontà del suo cuore sono un dono per la mia vita e per la mia famiglia, un dono che ogni persona dovrebbe condividere. Partecipare alla vita degli altri è come uscire da sé e rinascere a una nuova vita di condivisione.
E’ per questo che racconto la sua storia. Vanja racconterà tutta la sua storia, mille storie che si intrecciano come le mille e una notte. La scriverà nella sua lingua Tamil e ne farà un film. Storie come lei dice “tanto dolorose ma anche di grande amore”.
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