Lotte contadine nei Castelli Romani di Filomenilde Castaldo e Stefania Ficacci
Come sa chi conosce l’argomento, e come sarà chiaro a chi si appresta a conoscerlo, la vicenda di cui tratta la ricerca appartiene a quei capitoli della storia d’Italia per lo più sconosciuti a chi non sia storico di professione.Una storia anche semplice da raccontare, se vogliamo (o almeno, apparentemente…): gruppi di contadini dei Castelli Romani, subito dopo la prima guerra mondiale, messi in difficoltà dalla speculazione dei proprietari terrieri, che approfittano della manodopera a basso costo dei prigionieri di guerra, iniziano una serie di rivendicazioni, che porteranno poi all’occupazione di alcune terre incolte.Il movimento, dapprima spontaneo, viene successivamente inquadrato dal nascente partito socialista, che sull’onda della rivoluzione bolscevica vuole vedere in esso il concretizzarsi di istanze rivoluzionarie più radicali… Ciò mentre alcuni risultati istituzionali sembrano arridere al successo dei contadini, come il decreto Visocchi, con il quale il governo autorizzò la concessione delle terre incolte o mal coltivate alle associazioni contadine per un periodo massimo di quattro anni, prorogabile anche in via definitiva.. Ma ala lunga l’alleanza tra i proprietari terrieri e i poteri forti avrà la meglio. Un successivo decreto, renderà possibile, ai proprietari, l’appellarsi a mille cavilli, per opporsi all’esproprio delle terre, secondo una strategia – forse tipicamene italiana – dove la burocrazia fa da “muro di gomma” dove il conflitto va ad ammortizzarsi… successivamente l’avvento del fascismo spegnerà del tuto questi moti di ribellione e di cambiamento, in una alleanza tra stato e proprietari terrieri che riporteranno la situazione dei contadini ad uno stato quasi feudale.Data la storia, già affrontata da diversi studiosi, e ripresa dalla nostra ricerca, proviamo ora a ragionare su quelli che sono i temi che la rendono, a nostro parere, ancora attuale.
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