I TRENI DEGLI EMIGRANTI
I TRENI DEGLI EMIGRANTI
di Fabrizio Fasani
Nel corso dell’ultimo incontro dei partecipanti al Progetto „Raccontare l’Europa“, ho ascoltato con interesse e partecipazione il testo di Antonella sugli emigranti e sui loro viaggi in treno verso il Nord per cercare un lavoro lontano dalla loro spesso splendida, ma sempre avara terra.
Di frequente negli anni 60 e 70 ho usato i treni e spesso ho incontrato gli emigranti, specialmente nei periodi successivi alle Festività o alla fine dell’estate, quando ritornavano al luogo di lavoro dopo le vacanze trascorse al paese di origine, tra parenti e vecchi amici.
Il testo letto ha evocato in me immagini molto precise di volti stanchi, spesso tristi, durante quei viaggi in condizioni di affollamento e di disagio. Mi sono però ricordato di un episodio particolare e in qualche misura divertente al qualo ho assistito, da spettatore esterno e non coinvolto, alla stazione di Bologna dove mi trovavo all’inizio di un settembre dei primi anni 70, ad apettare moglie e figlia in arrivo da Firenze.
Ero arrivato con un certo anticipo e gironzolavo per la stazione. Notai così alcuni vagoni delle ferrovie tedesche fermi su un binario, con a bordo turisti che stavano evidentemente rientrando in Patria abbronzati e rilassati, dopo una vacanza sulla Riviera romagnola: i vagoni erano in attesa di essere agganciati ad un cconvoglio per la Germania.
Dopo poco arrivò un treno dal Sud (non ricordo se Cosenza o Reggio Calabria), che si fermò proprio di fronte a quei vagoni in sosta e i turisti affacciati ai finestrini rivolsero la loro attenzione con divertita curiosità verso quel pittoresco carico di umanità che affollava il treno in arrivo.
Poi iniziò una manovra con cui i vagoni in sosta vennero agganciati al treno appena arrivato. Una vera e propria invasione di riversò verso quei vagoni per occupare i posti ancora liberi.
Visto dall’esterno, fu divertente osservare il brusco mutamento di espressione e di atteggiamento dei turisti, che dalla rilassata curiosità passarono in un istante alla preoccupata attenzione verso l’ „invasione“: si ritirarono bruscamente dai finestrini per presidiare i loro posti che rischiavano di essere occupati.
Durante i miei viaggi in treno mi capito talvolta, in quegli anni, di parlare con persone con cui condividevo un tratto più o meno breve del loro viaggio verso il Nord e ricordo diverse storie abbastanza simili fra loro e non certo allegre.
Ho voluto però ricordare con un sorriso questo episodio assai più gradevole.
Roma, Giugno 2005
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