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La seconda occasione
Attraverso questo lavoro ci si è voluto soffermare sulla situazione odierna della salute mentale in Italia e in Europa e sul modo di presentare, circoscrivere e trattare il "diverso" e la "diversità" all'interno della società e delle sue strutture.
Rojstni dan

Ena izmed tem našega razpravljanja je postalo tudi življenje v Nemčiji, različni običaji in podobne reči, kot je običajno, kadar je v družbi kdo, ki živi v drugi državi. Med drugim smo potem našega gosta vprašali tudi, če je imel sam kakšne probleme s priseljenci ali z večinskim prebivalstvom. Povedal nam je, da je bil sam v družbo povsem normalno vključen, ker je njegov oče Nemec, da pa tudi s priseljenci nikoli ni imel težav. »Samo rečem jim, da sem tudi jaz čefur, pa je takoj vse v redu«, je še dodal.
Chi conduce il mulo

Il ragazzo che conduce i muli ha una serieta' libera da qualsiasi ingombro inutile e su quell'essenzialita' mi poggio a riposare per la durata della salita verso Kedarnath . Quattro ore a dorso di mulo
Un'amicizia inaspettata

La richiesta della mia amica mi creava dei dubbi: mi chiedeva se potevo ospitare a casa dei ragazzi eritrei, un ragazzo e una ragazza. Io volevo e non volevo. Il problema era che non ci conoscevamo affatto e chissà quale imbarazzo si sarebbe creato tra me e loro e come convivere insieme e quanto tempo. Si fa presto ad avere l’idea di essere utili, però poi realizzare quest’idea è tutta un’altra cosa. E non è solo una questione di culture…
Little crumbs of happiness
"Little crumbs of happiness" is mainly a story about eight cheerful children and youngsters, staying at the daily centre for support of persons with intellectual disability in a small town of Southwest Macedonia. It is also a story of a volunteer who is experiencing a daily life in this small town, named Struga and located by the Ohrid lake, local habits and customs, Macedonian tradition, culture and contemporary way of living. Moreover, it contains personal feelings about everyday presence of the volunteer in this local community, and especially at the centre, means of mutual communication and nevertheless it describes the richness of cultural dialogue within Macedonian-Slovene newly established friendships and social connections.
Intercultural dialogue for me, my environment and European union

V Slovarju slovenskega knjižnega jezika pomen besede dialog pojasnjujeta dve razlagi. Prva razlaga označuje dialog kot pogovor, navadno med dvema osebama, dvogovor, druga pojasnjuje, da je dialog izmenjava mnenj med zastopniki različnih stališč z namenom, doseči soglasje ali sporazum. Pridevnik v besedni zvezi medkulturni dialog iz naslova pomeni, da dialog poteka med različnimi kulturami oz. med posamezniki različnih kultur, ki zastopajo ter predstavljajo različna lastna mnenja.
Nel vivere una giornata

21/01/2000
Nel vivere una giornata come questa ho pensato che assolutamente dovevo ricominciare a scrivere il diario. Adesso la pigrizia mi spingerebbe a farmi rinunciare: faticoso rivisitare le emozioni e ripercorrere il filo dei pensieri suscitati da immagini ed eventi.
Accompagno nel lavoro sul campo uno dei nostri studenti, Enver, uno dei più committed: ormai avanti negli anni, ex-professore di filosofia, molto coinvolto in tutte le attività del corso. Non parla una parola di inglese e quindi fino a questo momento le possibilità di contatto più diretto erano state limitate. All’incontro del corso mi aveva detto di voler raccogliere alcune testimonianze in una zona dove sono accaduti terribili eccidi e non ricordo più se ero stata io ad autopropormi o lui a chiedermi di andare.
Partiamo, muniti di telecamera. È la mia prima volta in campagna. Distese di campi assolutamente piatti, coperti di neve. Piccoli agglomerati di case, di tanto in tanto. Un paesaggio molto monotono, per certi versi desolato.
Arriviamo a destinazione. Il programma prevede due interviste, entrambe a persone sfuggite a esecuzioni di massa, una donna anziana e un giovane uomo. La prima ha perso il marito, il secondo il fratello. Andiamo prima a casa della signora. Un’abitazione grande, scaldata dalla stufa a legna, con le rifiniture in legno, popolata di bambini. Ho subito l’impressione (confermata dalle successive visite) che qui le condizioni di vita medie della popolazione delle campagne, nonostante la guerra, siano migliori rispetto all’Albania. Non riesco a fare a meno di far paragoni con l’Albania. Decisamente mi manca molto. Non mi sono ancora affezionata a questi nuovi luoghi e le mie radici balcaniche rimangono là dove ho lasciato affetti e legami profondi. La signora è vestita con i classici pantaloni alla turca e il fazzoletto annodato intorno alla testa; i pochi capelli che si riescono ad intravedere sono rossi (noto poi che tutte le donne anziane li tingono così). Ci offrono il classico caffè e intanto la nostra testimone ci fa vedere i segni delle pallottole sulle spalle, mentre uno dei nipotini, vestito in abiti militari da capo a piedi, recita la poesia per Drenica. Ha appena tre anni e un po’ di vergogna, ma con l’incoraggiamento generale riesce ad arrivare fino in fondo. Alla parete la foto del marito ucciso e un disegno fatto dai bambini con la classica aquila bifronte su fondo rosso. È Enver a gestire l’intervista, io gli ho detto che voglio solo fare l’osservatrice. È l’unico ruolo che posso assumermi, vivo questa realtà ancora con grande senso di separatezza. L’evento è attentamente preparato. Alla signora viene spiegato che prima deve presentarsi e poi raccontare rapidamente i fatti. E lei, circondata da nuore e nipoti, parla. Parla tutto d’un fiato, senza interruzioni, come se avesse ripetuto questa storia decine di volte o se non l’avesse raccontata a nessuno e adesso uscisse fuori come un fiume in piena.
Srečanje malega fanta
Spomin na srečanje z malim dečkom v rudarski koloniji. Deček je z nama s prijateljico spregovoril v našem jeziku, kar njegova mama ni odobravala. Srečanje mi je dalo za misliti, kako se imigrantje verjetno počutijo v naši deželi, daleč stran od svoje skupnosti in domačega okolja.
IL MIO GRAND TOUR
Non un diario ma l’accenno a una esperienza personale vissuta a cavallo
di un decennio (1992 – 2002) in cui ho avuto occasione di provare emozioni che anche molti personaggi famosi del’ 700 e dell’ ’800, provenienti soprattutto dal nord Europa, hanno intensamente vissuto a contatto con le bellezze artistiche, archeologiche e naturalistiche della Roma “caput mundi” lasciandone suggestive testimonianze.
Romano di nascita, sin dagli anni della gioventù sono sempre rimasto affascinato dagli scorci più appariscenti e imponenti della Roma antica, dalle architetture, dagli impatti scenografici, ma soprattutto da quella magica atmosfera immanente che incantò quei grandi viaggiatori e che – ad un sensibile e attento osservatore – la città riesce ancora a trasmettere. Attimi dell’oggi in cui rivivono, quasi intatti, gli attimi dei secoli consumati.
Il mio sguardo ammirato e il pensiero rivolto al passato mi ricollegano a sorgenti a me note da tempo: gli scritti, le lettere, i documenti, i dipinti dei personaggi che avevano subito il fascino di una Città il cui solo nome evocava le radici di un grande passato al quale non era rimasta certo estranea l’intera Europa.
Goethe, About, Andersen, Stendhal, Shelley e tanti altri vissero le loro esperienze in Italia ed in particolare a Roma, meta preferita per rivivere un mito, per un completamento ideale della loro formazione culturale, per riscoprire un anello di congiunzione fra la nostra cultura e quella dei loro Paesi.
I TRENI DEGLI EMIGRANTI

Nel corso dell’ultimo incontro dei partecipanti al Progetto „Raccontare l’Europa“, ho ascoltato con interesse e partecipazione il testo di Antonella sugli emigranti e sui loro viaggi in treno verso il Nord per cercare un lavoro lontano dalla loro spesso splendida, ma sempre avara terra.
Di frequente negli anni 60 e 70 ho usato i treni e spesso ho incontrato gli emigranti, specialmente nei periodi successivi alle Festività o alla fine dell’estate, quando ritornavano al luogo di lavoro dopo le vacanze trascorse al paese di origine, tra parenti e vecchi amici.
Studierò il tedesco!

Mi chiamo Michele Penza ed ho 74 anni. Sono nato a Roma e vi ho sempre vissuto ad eccezione di una breve parentesi d’un anno e mezzo. Sono sposato ed ho quattro figli che ormai sono grandi e mi hanno dato tre nipoti. Ho frequentato il liceo classico e l’università, senza laurearmi perché ho dovuto lasciare gli studi e mettermi a lavorare per vicende familiari. Non ho rimpianti per questo perché non avevo alcuna passione per lo studio del diritto.
Un incontro...

Situazione: sabato mattina, vicino al mercato. Vedo da dietro un ragazzo nero che vende collane. Non sembra interessato agli altri. Io lo sorpasso, ma fatti pochi passi, penso che voglio dargli una moneta. Torno indietro e nasce l’incontro di occhi e di sorriso. Meraviglioso! Gli dò un euro e lui mi dice che sono una persona buona e mi vuole fare un regalo: una piccola tartaruga che prendo molto gioiosamente....
Sebastiano

Ho incominciato a frequentare la mensa per poveri delle suore vincenziane; sono addetta a fare le porzioni, quindi il mio contatto con le persone è abbastanza limitato. Io passo le minestre, con il secondo e il te, alle volontarie che servono ai tavoli. Un giorno Jolanda, che fa il servizio ai tavoli mi chiede se posso accompagnarla al policlinico, perché uno dei ragazzi polacchi che frequentano la mensa si deve sottoporre ad una visita. Insieme andiamo tutti e tre dal prof che deve vedere Sebastiano che sta cominciando un percorso di disintossicazione dall’alcol
Ballando il Tango
Possibilità, che da due diversità Si ritorni uniti. Non sempre chiaro il cammino Innanzitutto per chi non si ri-conosce Spesso gli occhi liquidi, del desiderio di uomini ci plasmano Come creta Al punto da trasformare i corpi in caricature da offrire sull’altare. ………
La rosa di Myrlene

Finalmente, dopo una giornata fitta d’impegni sto rientrando a casa, nella cassetta della posta trovo un delizioso bigliettino, su di un cartoncino è disegnato una bel bocciolo di rosa rossa. E’ un biglietto di Myrlene, viene da molto lontano, da un paese dell’America latina, penso al lungo viaggio che ha fatto per raggiungermi e per portarmi un saluto di questa bimba dai vivaci occhi scuri. Leggo, mi sta ringraziando per il mio sostegno, si proprio a me, la sua madrina.
Giovanni

Sono volontaria a Rebibbia, articolo 17 nel linguaggio penitenziario. Ogni sabato mattina vado ai colloqui con i detenuti. Incontro Giovanni, mi racconta di sé e io ascolto. La frattura tra il prima e il dopo, la vita terribile e violenta e la nuova vita, è avvenuta durante l’isolamento. “Ringrazio Dio di essere stato in isolamento anche se pensavo di impazzire.
Alì

Sono volontaria nel carcere di Rebibbia, articolo 17 nel linguaggio penitenziario. Devo accompagnare al suo primo permesso premio il detenuto Alì. Sarà tre giorni con me, lo accompagnerò dove lui vorrà. E’ emozionato e impaurito e anche io un po’. I posti che io penso lo farebbero felice non sono quelli che lui sceglie. Dopo venti anni di carcere penso che sarebbe bello andare a Ostia ma lui non vuole, ha paura del mare, ora. Giriamo per la città tutta la mattina, io ho portato la guida, ma si emoziona dentro una rosticceria di Piazza Farnese. Il cibo arabo che gli ricorda la sua infanzia.
Una storia di grande dolore e di grande amore
Mary vive in un villaggio dello Sri Lanka vicino a Colombo City. Mary ha sedici anni e domani si sposa. E’ felice dello sposo che hanno scelto i suoi genitori ma piange perché dovrà lasciare la sua famiglia e non sa quando e se suo marito le darà il permesso di rivederla. Piange abbracciando i suoi animali, la mucca, Laksmi, che solo da lei si fa mungere e toccare, la vitellina, il cane e il gatto che dorme abbracciato al cane e che succhia il suo latte. Si allontana dalla sua casa e la vitellina la segue trottando. Mary piange e va via.
La bicicletta verde e la moto rossa

Era una bicicletta di taglio bastardo; usata, ma in buonissime condizioni. Verde, però non un verde qualsiasi, un bel verde bottiglia e sul telaio una vistosa scritta in oro “Willer”.
Avevo anch’io il mio cavallo d’acciaio che mi avrebbe reso imbattibile.
Non ho mai saputo se l’avesse comprata o gliel’avessero regalata. Avevo quasi nove anni quando mio padre, che era tornato a casa per una licenza, consegnandomela mi disse: “Se non ne tieni di conto ti ci metto il lucchetto. Fai attenzione a non cadere e ricordati che a scuola ci devi andare a piedi”.
La ferita dell'esilio
Ne La ferita dell’esilio ci sono tre parti strutturate: la prima, una ‘fenomenologia’ a più livelli dei processi della globalizzazione (storia, economia politica e logiche e pratiche della sua ‘biopolitica’, che per chi scrive è rappresentata dalla pseudociviltà del Postmoderno; la seconda, ‘cuore’ del libro, è la trascrizione di undici esperienze di esilio di altrettante parti del mondo (antropologia storica), con relative schede storiche e contestualizzazioni biografiche; la terza è un’analisi comparativa e critica (di antropologia politica) del concetto/dimensione di esperienza, ragionando sull’esperienza vissuta dei protagonisti dell’esilio e su quello che si intende per esperienza nel postmoderno.
STORIE MIGRANTI (Tesi di Laurea Specialistica in Servizio Sociale)
Raccolta di interviste biografiche di 5 donne provenienti da diversi contesti e in Italia da almeno 10 anni; rapporto tra la loro storia ed il racconto (auto) biografico; i temi: l’identità molteplice in ciascuno di noi, gli stereotipi, la ricerca dell’Altro, progettare con l’Altro; i luoghi appartengono (quasi) tutti al bacino del Mediterraneo; le vicende personali si riallacciano al rapporto con la famiglia di origine, al “passaggio” in Italia (libera scelta, scelta forzata, scelta obbligata), al rapporto con l’uomo, con i figli, con il “nuovo".
I sogni dei gigli bianchi
Siamo nel passato: due madri, l’una palestinese e l’altra israeliana, narrano, ognuna secondo la propria personale esperienza, la vicenda che nel 1948, in seguito alla nascita dello stato d’Israele, portò molti ebrei di tutto il mondo a trasferirsi in Palestina, costringendo la popolazione locale ad un esodo collettivo. Nel presente, invece, i rispettivi figli delle due donne, Sahar e David, testimoniano l’una la vita da sempre vissuta in un campo profughi nei territori di Gaza occupati dagli israeliani, l’altro quella vissuta come cittadino israeliano chiamato a prestare servizio militare nei medesimi territori. Le loro interiori evoluzioni, in seguito ad un comune tragico evento, porterà ciascuno a compiere scelte difficili e dolorose fino ad un drammatico epilogo di non univoca interpretazione.
Fiera Più Libri più Liberi 2009 - part4
Presentazione del libro Lampedusa, porta d'Europa. Un sogno per non morire di Aldo Morrone. Legge brani del libro Bruno Crucitti.
Fiera Più Libri più Liberi 2009 - part3
Presentazione del libro Lampedusa, porta d'Europa. Un sogno per non morire di Aldo Morrone. Legge brani del libro Bruno Crucitti.
Fiera Più Libri più Liberi 2009 - part2
Presentazione del libro Lampedusa, porta d'Europa. Un sogno per non morire di Aldo Morrone. Legge brani del libro Bruno Crucitti
Fiera Più Libri più Liberi 2009 - part1
Presentazione del libro
Lampedusa, porta d'Europa. Un sogno per non morire di Aldo Morrone.
Legge brani del libro Bruno Crucitti.
A minha passagem pela Europa

Amigos europeus,
Decidi participar neste concurso, tendo essencialmente como objectivo partilhar a minha experiência da vivência de três anos na Alemanha, mais precisamente em Freiburg.
GLOBALL FORTRESS
This video is the result of different initiatives and was produced by both EVS volunteers and asylum seekers living in Slovenia.
The protagonists of this story are the people who enjoyed a day together : the 17th of October 2009.
The story regards the event “Globall Football Tournament: We all live and play in the same world!” on the 17th of October in Ljubljana.
The event consisted of a football tournament between 10 different teams, followed by a dinner and party together. These event was organised by EVS that are working with Slovenska Filantropija (in its Center Phycho-social Assistance to Refugees)
The aim was to bring people from different cultures, different situations and different ways of life together through a common similarity: living in Ljubljana.
Another aim was for everyone to enjoy the differences between themselves and to hear their opinions about the problems that asylum seekers suffer at the moment while waiting for decisions in Slovenia, as a number of people who took part were seeking asylum in Slovenia at the time .
Era il 1997:
Un ricordo europeo
Era il 1997: si avvicinavano le vacanze estive e si doveva decidere come impiegarle al meglio. La scelta cadde sul “cammino di Santiago”, da Roncisvalle alla Cattedrale, il cosiddetto “camino francès”, che avremmo percorso, che avremmo percorso in parte in macchina, in parte in ciclo, (quello di mio marito) in parte a piedi.
Partimmo, dunque, per la Francia, facemmo tappa a Carcassonne, Lourdes e finalmente arrivammo al passo di Roncisvalle.
Qui incontrammo già diversi “pellegrini”. I più “visibili” erano i ragazzi zaino in spalla e scarponi da trekking, ancora riposati ed entusiasti dell’impresa che li aspettava. Si ebbe subito il senso del “viaggio” che si svelava dell’andare in compagnia di tanti altri “moderni pellegrini”. Entrammo completamente nell’atmosfera del percorso a PUENTE della REINA, il paese che univa tutti i percorsi per Santiago, il vero ingresso degli antichi pellegrini medioevali al “CAMINO”, così battuto che avevano dovuto costruire un ponte per superare il fiume.
Una conchiglia e una zucca per borraccia erano il simbolo del pellegrino, di cui avremmo trovato molte immagini e monumenti lungo il CAMINO Da Puerte della Reina si diparte un lungo sentiero pedonale che attraversa tutta la Spagna fino a Santiago. I pellegrini facevano tappa prima di affrontare la grande pianura che si stendeva davanti a loro.
Abbiamo incrociato diverse volte questo sentiero, ripristinato a spese della comunità europea, lungo più di 800 chilometri e sempre ci siamo sentiti “in cammino” con le persone che lo percorrevano a piedi, sotto il sole; giunte da ogni parte d’Europa per rifare questa “antica esperienza”. Su quel sentiero (il “cammino di Santiago”), più che mai mi sono sentita europea, “in cammino” con altri europei ed orgogliosa di un progetto comune realizzato.
Als Angehörige der Generation
Als Angehörige der Generation, die heute “generation der Kriegskinder” genannt wird, hätte ich nie die Fantasie aufgebracht, ein geeintes Europa für möglich zu halten. Auf der einen Seite hatten wir in der Kindheit sehr viel Fiendseliges zu hören bekommen, wenn von Frankreich, England oder gar Polen die Rede war. Auf der anderen Seite belasteten uns spatter schwere Schuldgefühle, nachdem wir über die Dimension der Katastrophe aufgeklärt worden waren, die wir Deutsche über unsere Nachbarländer und über fast die ganze Welt gebracht hatten. Aus dem Feind-Gefühl der kinderzeit war ein Schuld-Gefühl geworden, das uns standing und überallhin begleitete, wo wir im Ausland auf Spuren des ersten und zweiten Weltkriegs trafen. Auf solchen Gefühlsverwirrungen konnte die Vision “Europa” nicht gedeihen, - zumindest nicht in meinem Herzen- ich blieb der Idee viele Jahre gegenüber distanziert.
Bis 1991 mein Herz von “Europa” erobert wurde: Meine Erstbegegnung mit der Europäischen Gerichtsbarkeit lieβ mich die von Europa ausgehenden Vorteile für die “Gleichberechtigung der Frauen” erkennen. Die oberste Instanz auf Seiten von uns Frauen!- das weckte Zutrauen. Ich war damals eine der drei Frauenbeauftragten der Evangelischen Akademikerschaft in Deutschland (EA).
Am 14.3.1991 berichtete ich den Frauen der EA von den erfreulichen Erkenntnissen:
“ Die EG-Kommission hat für die Wirtschaftsgemeinschaft “Europa” Gleichbehandlungsrichtlinien für Männer und Frauen geschaffen. Grundsatz des EG-Rechts: Erwerbstätigkeit und Kinderziehung müssen zu vereinbaren sein! Im EG-Recht ist einiges zu holen, was Frauen nützt. Erfreulicherweise müssen EG-Richtlinien in nationale Gesetzgebung umgesetz warden… Es sollten insbesondere die frauenfreundlichen Präzedenz-urteile des Europäischen gerichtshofs in Deutschland public gemacht warden. Frauen, die wegen Benachteiligung am Arbeitsplatz vors Arbeitsgericht gehen, sollten ihre Anwältin bzw. Ihren Anwalt auf die Europäische rechtsprechung hinweisen. (Leider gibt es noch wenige, die in EG-Recht competent sind. Kompetent ist die Juristin Heide Pfarr, Mitglied der Rot- Grün-Regierung in Hessen)…”
Sem MEDO

Já se foi o tempo quando para comprar um pão ficava horas sem fim na fila e mesmo assim com toda esta espera só tinhas direito a um pão por cabeça. O mesmo acontecia com a maioria dos alimentos básicos, os outros, doces, carnes e fruta nem sequer existiam nas lojas senão “debaixo de mão” para quem tinha os conhecimentos certos. Recordo-me como se fosse ontem, como ficava silenciosa na fila para comprar 2 litros de leite, cheia de medo e frio e empurrada varias vezes fora da fila pelos mais fortes.
Alegrias e Tristezas de um Migrante

Como é difícil a integração dum migrante (emigrante/imigrante) no País de acolhimento!!! Só quem já passou por esta experiência, e eu passei por ela, poderá compreender quão difícil é a integração.
Viagem a Cabo Verde - Grupo de Kola San Jon da Kova M
Em 2008, o grupo de Kola San Jon, KSJ, do Bairro do Alto da Cova da Moura, Kova M, sediado na Associação Cultural Moinho da Juventude, fez uma viagem à ilha de São Vicente e à ilha de Santo Antão, em Cabo Verde, para participar na festa de São João Baptista e na festa de São Pedro. Mas, outras questões importantes rodearam esta jornada. Por um lado a questão afectiva; há pessoas que não viam a família há muitos anos. Por outro lado, o querer mostrar o KSJ, a confirmação no terreno das suas memórias e das suas histórias.
O Kola San Jon é uma prática expressiva e performativa que incorpora a música, a voz, a dança e os artefactos e que, ao associar-se à componente religiosa, atinge o seu clímax no percurso, de cerca de 22 quilómetros, que inicia na Ribeira das Patas e termina na cidade de Porto Novo, na ilha de Santo Antão. Mas esta partilha, com os seus pares, de um processo musical e ritual constitui um modo de estar perto e distante e de, ao mesmo tempo, criar uma base comum. Neste espaço comum a música tem um papel privilegiado porque permite expor, negociar e partilhar.
Tante lingue una sola famiglia

L’Unione Europea è una istituzione relativamente recente, quindi non si può immaginare che esista una lingua europea. Né che esisterà mai. Perché l’Europa è composta da troppe nazioni, troppe storie, troppe culture. Ci sono si gli apporti linguistici degli immigrati e dei turisti sempre più numerosi.,ma questi permettono solo delle comunicazioni rapide e pratiche. , Naturalmente c’è l’inglese, come lingua internazionale, come prima c’era il francese. Io parlo francese perché appartengo a quella generazione che ha studiato il francese a scuola. E poi avevo un’insegnante così terribile che trascuravo lo studio del latino e del greco per il francese. Quando più tardi il francese non fu più la lingua più importante mi rassegnai a imparare l’inglese e cominciai a frequentare quelle terribili scuole private in cui si impara tutto fuorché la ,lingua straniera.
